La Disgrafia

La disgrafia è un disturbo specifico dell’apprendimento che riguarda ogni soggetto che presenta una scrittura eccessivamente lenta e faticosa, maldestra e poco leggibile, con un livello grafomotorio generale che non corrisponde né all’età né alla scolarizzazione né alle sue possibilità strumentali.

La disgrafia rappresenta sicuramente un “disagio” espressivo della nostra epoca ed è un fenomeno “sommerso” in espansione. Da una ricerca statistica condotta a livello nazionale dall’Associazione GraficaMente su 2271 scritture di alunni che frequentavano la classe 5^ della scuola primaria a.s. 2006/2007 è emerso che ben il 20,7% delle scritture analizzate presentava disgrafia accertata e il 27.5% era a rischio disgrafia. Delle scritture con disgrafia accertata solo lo 0.75% aveva ricevuto la segnalazione di disgrafia e solo l’ 1.14% aveva dislessia segnalata ma, di questi, solo il 57.69% presentava dislessia e disgrafia contemporaneamente (i disgrafici senza dislessia segnalata erano il 20% sul totale).

Spesso la disgrafia è scambiata per negligenza, poco impegno e il bambino affetto da questo disturbo è pertanto considerato poco volenteroso, disorganizzato, disordinato, non motivato; tale valutazione genera un pregiudizio pericolosissimo che può permanere a lungo.

Si evince come quello della disgrafia sia un problema che va ben oltre il semplice disturbo funzionale, poiché limita e talvolta compromette anche l’andamento scolastico, l’adattamento, la motivazione allo studio, il desiderio di riuscire e il senso di fiducia in sé stessi.

Per il bambino, come per l’adulto, la scrittura è un “atto pubblico” che può essere oggetto di approvazione o giudizio negativo: un vero e proprio “biglietto da visita”. Una difficoltà nella scrittura si accompagna, pressoché inevitabilmente, a sentimenti d’incapacità e inadeguatezza che si esprimono in comportamenti molto espliciti nei bambini più piccoli: il nascondere con la mano il proprio elaborato o il rifiutarsi di produrre il testo, per esempio. E questi vissuti possono rimanere a lungo nell’esperienza emotiva di una persona.

La nostra scrittura oltre a rappresentare la nostra personalità, a mostrare i nostri difetti e le nostre possibilità, è un mezzo di relazione e comunicazione che assolve tre funzioni cardine:

  • di tipo strumentale essendo innanzitutto mezzo per conservare in modo stabile il pensiero o quanto espresso verbalmente;
  • di relazione in quanto mezzo di comunicazione con gli altri;
  • di “rappresentante della personalità” in quanto lo scrivente lascia segno di sé non solo nel contenuto o nello stile ma anche nel modo di tracciare le lettere, le parole, le frasi e di disporle nello spazio del foglio bianco.

Da ciò deriva che una difficoltà nella produzione di questo strumento convenzionale di comunicazione umana sia strettamente legata al senso di sé di ogni individuo e le difficoltà incontrate in questo ambito portano su questo piano notevoli conseguenze.

Le cause

La disgrafia è un fenomeno articolato, differenziato da soggetto a soggetto che, in quanto tale, va valutato nell’ambito delle caratteristiche particolari dello scrivente, del suo percorso maturativo, del livello della sua scrittura in base all’età, della qualità e quantità di insegnamento grafico ricevuto, delle sue relazioni affettive e sociali e della concomitante presenza di eventuali altre difficoltà scolastiche o disturbi di apprendimento.

Anche se numerose sono le concause in cui la disgrafia affonda le proprie radici, oggi si tende a considerare quali principali le seguenti:

  • problemi fisici (vista, udito)
  • problemi neurologici (ad esempio un danno cerebrale minimo)
  • problemi maturativi, per via della mancata acquisizione dei pre-requisiti essenziali per l’apprendimento della scrittura (conoscenza e rappresentazione schema corporeo, coordinazione motoria e coordinazione occhio mano, discriminazione delle forme e percezione dei rapporti spaziali, coordinazione spazio-tempi, lateralità non ben definita e orientamento destra sinistra, memoria e attenzione)
  • mancinismo semplice o contrariato
  • cattive abitudini (postura sbagliata, scorretta impugnatura della penna …)
  • problemi relativi alla sfera affettiva e comunicazionale
  • problemi psicologici (impulsività, insicurezza …)
  • insufficienza mentale

La rieducazione

Il bambino disgrafico ha bisogno di un intervento di recupero specialistico e individualizzato ovverosia impostato sulla base delle problematiche che determinano in lui il disturbo, portato avanti in stretta collaborazione con la scuola, e finalizzato al conseguimento di competenze inerenti a:

  • percezione
  • organizzazione spazio-temporale
  • integrazione spazio-temporale
  • conoscenza e rappresentazione dello schema corporeo
  • equilibrio e coordinazione
  • rilassamento e respirazione
  • lateralità
  • coordinazione visuo-motoria e oculo-manuale

L’obiettivo della rieducazione è superare i problemi legati all’apprendimento e all’esecuzione della scrittura per giungere a una sufficiente padronanza nell’uso degli strumenti di scrittura e a un certo livello di scioltezza e personalizzazione, cosa che ha tutta una serie di ricadute positive sull’autostima del bambino/ragazzo, sul suo inserimento nella scuola e sui risultati in campo scolastico.

Attraverso un’adeguata terapia rieducativa, condotta da personale specializzato (Rieducatore della Scrittura – Grafoterapeuta), si passa da una prima fase di de-condizionamento del gesto grafico dagli automatismi scorretti precedentemente acquisiti, ad una seconda fase di ri-educazione dello stesso finalizzata non tanto a un condizionamento formale del gesto per ottenere una “bella grafia” ma piuttosto al rispetto del soggetto e della sua individualità affinché questa possa esprimersi attraverso la sua scrittura.

A tal fine, la rieducazione si basa su tecniche specifiche di distensione e rilassamento, motricità generale e fine, educazione psicomotoria generale, percezione/integrazione e organizzazione spazio-temporale, attività pittografiche, simbolizzazione ed esercizi grafici per l’avviamento alle singole lettere in corsivo e ai loro collegamenti.

Il ri-educatore della scrittura fa rivivere funzionalmente alcune tappe dell’educazione già ricevuta ma non andata a buon fine per il soggetto educando, soggetto che probabilmente in un contesto del tutto particolare, sia intrinseco che estrinseco, ha vissuto l’esperienza di “un’educazione che era insufficiente o addirittura assente”.

La grafoterapia ha come risultato finale il recupero delle funzioni della scrittura di linguaggio, comunicazione ed espressione personale attraverso il ristabilirsi del piacere di scrivere. La maturazione psicologica che ne può derivare è un beneficio secondario.

È necessario intervenire appena s’individua il disturbo, perché con il passare del tempo le difficoltà tendono ad aumentare e, con esse, l’insicurezza personale, con il rischio che lo studente con il tempo perda interesse per la scuola e gli studi.

È possibile intervenire in modo particolare su bambini e adolescenti ma anche su adulti che presentano problemi di cattiva scrittura.

Prevenzione della Disgrafia

Disturbi a livello di motricità, orientamento spaziale e lateralizzazione possono essere individuati e vi si può intervenire anche prima dell’ingresso nella scuola elementare.

La prevenzione dei problemi di apprendimento deve collocarsi in un contesto di continuità tra i diversi gradi scolastici:

  • all’ultimo anno di scuola materna possono essere proposti giochi che permettono di rilevare le capacità necessarie ad un successivo apprendimento della scrittura e, sopratutto, possono essere proposti interventi ed attività finalizzati allo sviluppo delle abilità che al momento risultano carenti;
  • all’ingresso della prima elementare si possono proporre attività propedeutiche al gesto grafico;
  • nelle diverse classi è fondamentale il lavoro di screening che consente l’intervento tempestivo in situazioni problematiche che, altrimenti, rischiano di aggravarsi.